
Adolescenti fragili
Essendo titolare di due progetti di coaching e di sportello d’ascolto attivi da più di un anno in due scuole superiori, ho avuto l’opportunità di confrontarmi quotidianamente con il mondo degli adolescenti e delle loro famiglie. Mai come in questo periodo le richieste di aiuto sono così numerose e pressanti, un chiaro segnale di quanto il disagio giovanile stia raggiungendo livelli preoccupanti.
Ogni giorno mi trovo ad ascoltare storie di insicurezze, conflitti, violenze domestiche e desideri contraddittori, ma anche il grido silenzioso di chi si sente intrappolato in un tumulto interiore che cerca comprensione prima ancora di soluzioni. Gli adolescenti di oggi si trovano schiacciati in un paradosso: da un lato sono proiettati verso un futuro privo di speranza, dall’altro manca spesso loro un sostegno solido e rassicurante, fatto di adulti credibili, capaci di incarnare valori autentici e di offrire una guida.
Questo carico non può e non deve essere lasciato solo alla scuola. Anche se la scuola rappresenta spesso l’unico baluardo, è essenziale che altre istituzioni, più consapevoli e reattive, si uniscano a questa missione educativa. Servono politiche e percorsi integrati, che coinvolgano famiglie, comunità locali e strutture dedicate per creare un sistema capace di rispondere davvero ai bisogni degli adolescenti.
Eppure, in mezzo a tanta fragilità, c’è un segnale di speranza: la domanda di aiuto è il segno che non tutto è perduto. Chiedere supporto, cercare ascolto, è un atto di coraggio che ci ricorda l’importanza della relazione. Per questo, l’ascolto deve essere il punto di partenza: un ascolto profondo, empatico, capace di accogliere la vulnerabilità altrui e di trasformarla in una possibilità di crescita condivisa.
Solo così possiamo costruire un nuovo patto educativo, una rete di alleanze che restituisca ai nostri ragazzi fiducia, senso di appartenenza e una prospettiva di speranza per il futuro.