
La logica del dovere
“Devi” davvero imporre regole a un adolescente per educarlo?
Spesso, nella relazione con gli adolescenti, tendiamo a utilizzare formule imperative come “devi studiare”, “devi comportarti bene”, “devi rispettare le regole”. Dal punto di vista clinico, l’“interdizione” – ovvero il divieto o l’ingiunzione esterna – gioca un ruolo fondamentale nella struttura del desiderio umano. Paradossalmente, il desiderio può accrescersi proprio quando l’oggetto risulta interdetto o proibito.
In questa prospettiva, il “devi” non è semplicemente un comando: diventa il simbolo di un limite che, nella psiche, alimenta l’idea di una conquista desiderabile. Più è sottolineato il divieto, più si accende la spinta a trasgredire, a esplorare, a sperimentare quel confine proibito. La “dimensione perversa” del desiderio, come la definisce la psicoanalisi, risiede proprio in questa fascinazione per il limite.
Se, tuttavia, capovolgessimo l’approccio sostituendo il “devi” con il “puoi”, inaugureremmo un diverso scenario relazionale ed educativo. Con “puoi” non stiamo eliminando la regola o i limiti; piuttosto, stiamo responsabilizzando l’adolescente a riconoscere e ad accogliere la propria libertà, con annessi rischi e responsabilità. Il “puoi” spalanca lo spazio del possibile, invitando a una riflessione personale sulle conseguenze delle proprie azioni. Non è più un mero ordine esterno, ma diventa un invito a operare una scelta: la strada del comando si trasforma in quella del dialogo con se stessi e con l’altro.
Questo passaggio dal “devi” al “puoi” implica un cambio di paradigma nell’educazione. La responsabilizzazione e la formazione si nutrono di una libertà matura, della possibilità di costruire un senso di responsabilità interiore anziché di imposizione esterna. Se un individuo sente di “poter fare” qualcosa, si trova dinanzi a una scelta: ogni scelta, a sua volta, comporta la necessità di assumersene le conseguenze. È qui che si plasma il senso di autenticità, di adultità, di crescita.
Oltre la dialettica “devi”/“puoi”, dunque, si delinea l’idea che non sia tanto il divieto a plasmare l’educazione, bensì la capacità di un giovane di scoprire e modulare i propri desideri alla luce di un orizzonte più ampio. Invece di scontrarsi con l’“impossibile” (che spesso si trasforma in desiderio irrefrenabile), si entra nella dimensione del “possibile”: un territorio dove esplorare sì, ma senza smarrire la consapevolezza dei limiti, dei valori e delle responsabilità verso se stessi e verso gli altri.