La paura del desiderio

La paura del desiderio

La paura della vita si manifesta spesso come una spinta a chiudersi, a rifugiarsi in un luogo sicuro, conosciuto, delimitato. Questa paura si traduce in una “spinta claustrale e malinconica della pulsione”: il bisogno di proteggersi dal rischio dell’esistenza, dal suo carattere imprevedibile, dalla sua esposizione radicale all’altro. La necessità di castrare il Desiderio perché troppo difficile da abitare.

Spesso trasmettiamo ai giovani l’idea di “volare basso” perché, incapaci di proiettarci nell’evoluzione del nostro essere, temiamo il loro slancio, che diventa uno specchio impietoso della nostra pochezza e del nostro rifiuto di osare.

Viviamo in un’epoca in cui il controllo e la sicurezza sono valori dominanti. Ci chiudiamo in bolle di certezze, in routine prevedibili, in relazioni che ci garantiscono conferme più che incontri. La difesa dalla vita diventa più importante del vivere stesso. Ma a quale prezzo?

L’incontro con l’”aperto” è sempre una sfida: significa esporsi, mettersi in gioco, affrontare l’ignoto. Ma è proprio nell’apertura che si dà la possibilità di un’esperienza autentica, di una trasformazione profonda.

Questa tensione tra chiusura e apertura è al centro di molte riflessioni filosofiche. Heidegger parlava dell’uomo come “esserci”, gettato nel mondo, chiamato a un’esistenza che si gioca tra l’angoscia della finitezza e la possibilità dell’autenticità. E Rilke ci esorta a “vivere le domande”, senza cercare rifugio in risposte premature.

Forse il vero coraggio non sta nel chiuderci per difenderci, ma nel lasciarci attraversare dalla vita, accettando che la sua verità si trova nell’aperto, nell’inatteso, nel rischio di esistere fino in fondo.